MARCELLO GOES TO LONDON, UK
Epoca dei fatti: circa 1 gennaio 2001 - 1 agosto 2001.

Ciao a tutti. Finalmente qualche notizia dal vostro inviato all'estero. A gennaio mi sono recato a Londra per seguire, nei mesi di aprile-maggio-giugno, uno stage ai Kew Gardens. Eccomi qui allora a dirvi un po' come vanno le cose. Ma prima di tutto qualche breve informazione giusto per dare un'idea, tipo gita scolastica, di dove mi trovo. L'Orto Botanico di Kew è stato fondato nel 1759. Attualmente ci lavorano 550 persone, di cui 200 sono giardinieri, 150 sono staff scientifico e il resto sono staff tecnico e di supporto. La biblioteca contiene oltre 130.000 volumi e 4000 periodici. L'erbario, tra i più grandi del mondo, contiene oltre 6 milioni di esemplari. Le collezioni di piante e di semi di Kew sono le più grandi del mondo, la prima con esemplari di un ottavo di tutte le specie di piante conosciute sulla Terra, la seconda col 2%. Solo circa 40.000 tipi di piante però sono visibili al pubblico, le altre sono nei vivai dell'orto. Cercherò di allegare una cartina con quest'articolo, comunque Kew è un rettangolo un po' irregolare, lungo 1.5 km, con un lato di 500 m e l'altro di 1 km. Ci sono tre grandi serre aperte al pubblico: una temperata, una tropicale e il conservatory, quest'ultimo per tutte le collezioni particolari (Cactaceae, carnivore, orchidee, felci, Bromeliaceae, Araceae e così via). Poi abbiamo un grande vivaio temperato e uno tropicale, chiusi al pubblico. Ogni vivaio è grande circa come tutte e tre le serre messe insieme. Infine naturalmente (mi sembra il minimo) ci sono un ristorante self-service, un bar, una libreria, un parcheggio, un paio di baracchini per panini o bevande, una scuola di orticultura, una serretta alpina, una serretta per le felci "filmy" (quelle, per intenderci, che vivono dove c'è un costante gocciolio d'acqua), una serra "preistorica" dove hanno ricreato la flora (e i suoni) dell'epoca dei dinosauri, un museo delle piante utili, un laboratorio, un giardino roccioso, centinaia di metri di giardini con alberi, cespugli e aiuole fiorite sempre perfettamente in ordine, innumerevoli laghetti grandi e piccoli, sculture e aiuole che si confondono fra loro, la Marianne North gallery (la gentile signora che con il suo quadro - circa nel 1880 - ha dato il nome alla N. northiana), un museo del legno, tre piccoli templi che però non ho mai visitato, un museo generale e qualche altro piccolo edificio per uffici, matrimoni e meeting. Per entrare il pubblico dispone di cinque eleganti cancelli. Uno di questi dava sul Tamigi e ci si arrivava col traghetto, ma ora è chiuso. Tanta roba, scusate, ma vale la pena di elencarla perchè se lo meritano. Ordunque, il vostro inviato ha visto esaudita la propria richiesta ed è stato adibito alla sezione tropicale, che include il vivaio tropicale e il conservatory. Il primo giorno dello stage è stato folgorante. Sono arrivato, eravamo in otto in tutto (più del solito mi hanno detto), dalla Germania, dalle Mauritius, dalla Spagna, dall'Inghilterra, dal Cile, dalla Francia, dal Giappone e ovviamente l'italiano qui presente. Nella sezione tropicale con me lavorano una ragazza dalla Spagna e un signore dalle Mauritius. Una volta arrivati nella nostra sezione ci hanno chiesto chi preferiva iniziare nel conservatory e chi nel vivaio. Bene, ora ci vuole un flash-back. A gennaio sono andato a visitare Kew per farmi un'idea molti mesi prima dello stage. Mi sono ovviamente precipitato a vedere la collezione di carnivore. Deludente davvero, per essere quella dell'orto più grande del mondo. Una serretta di pochi metri, con un display su finta palude di sarracenie, dionee e drosere che normalmente ci vengono proposti dal nostro caro Cresco olandese, e due ibridi di Nepenthes morenti appena fuori dalla serretta. Non ci volevo credere. Mi sono rifatto alla vista del foglione dell'Amorphophallus comunque, la cui fioritura a Kew è rimasta nella storia di giornali e televisione inglesi. Fine del flash-back. "Bè, visto che la collezione aperta al pubblico è abbastanza triste, probabilmente il bello lo tengono al sicuro nel vivaio" mi son detto. Ho scelto allora di cominciare con quest'ultimo. Non mi sbagliavo. Arrivato al vivaio ovviamente chiedo dove sono le Nepenthes. Qui arriva la parte che più vi interessa, e di cui potrete avere anche immagini penso, perchè voglio chiedere se posso girare un piccolo video da spedirvi. Allora, le piante - provenienti per la maggiorparte da Robert Cantley, Cliff Dodd, J. Turnbull e dalla Reading University - riempiono un intero scaffale, lungo circa come la serra di Furio ma largo solo un metro e qualcosa. Di ogni specie ci sono da uno a dieci esemplari. Nepenthes hamata, N. pervillei, N. macfarlanei, N. rajah e N. madagascariensis sono i pezzi forti che ricordo meglio. Ma poi hanno molte altre specie interessanti, dalla N. hirsuta alla N. treubiana, dalla N. veitchii alla N. reinwardtiana, dalla N. carunculata alla N. ramispina, oltre a N. maxima, N. ventricosa, N. tobaica, N. mirabilis, N. thorelii etc. Ma calmiamo i cuori deboli: niente di enorme. La N. hamata ha una rosetta con ascidi di circa 15 cm, la N. rajah ha una rosetta di 15 cm ma trappole piccine o senza, la N. pervillei (un solo esemplare) ha una rosetta di 25 cm ma senza ascidi e così via. Poi hanno qualche esemplare alto uno o due metri di N. mirabilis e N. x mixta, e N. tobaica, N. reinwardtiana e N. khasiana alte 80 cm. Nella stessa serra delle Nepenthes ci sono alcune utricularie, U. alpina, U. calycifida, U. reniformis, U. praelonga, U. tricolor, U. pubescens e U. capensis. Tutte che vivacchiano. Poi c'è una serra fredda per sarracenie e piante carnivore di clima temperato. Niente di enorme anche qui, ma 10-20 esemplari grandi e piccoli di tutte le specie di Sarracenia (tutte molto indietro a causa del clima schifoso di Londra), una cinquantina di dionee, da uno a dieci esemplari di circa 30 specie di Drosera che per me erano come sempre per la maggiorparte indistinguibili dalla D. spatulata, tranne che per  alcune pigmee, tuberose e una notevole D. regia. Qui ci sono anche U. sandersonii, U. dichotoma e U. livida. Varie pinguicule messicane (4-5 specie), ma anche P. primuliflora, P. lusitanica e P. laueana in fiore, un bel Cephalotus un po' più piccolo di quello di Furio prima che fosse diviso, 3-4 Drosophyllum, un paio di Byblis gigantea e un'elegante Roridula dentata di 20 cm. In queste due serre e in un'altra per le Bromeliaceae tengono anche le Heliamphora. Di H. nutans ce ne sono 5-6 molto belle, rosse e con tanto di opercolo ben sviluppato, le altre ancora allo stadio giovanile o con poche foglie e non molto ben fatte. Alcune H. heterodoxa ancora allo stadio giovanile e una H. minor di 12 cm circa ma completamente verde e senza opercolo. Fuori, a nord, coperte dal lato di un edificio per paura del sole e del caldo, tengono Darlingtonia (una pianta verdina e depressa di 15 x 10 cm) e P. grandiflora, che stava fiorendo, più altre pinguicule amanti del bel freschetto. Tornando alla mia vita personale, ovviamente dove mi fanno iniziare se non... nella sezione orchidee? Pur spiegandomi che per un più utile svolgimento dello stage mi faranno lavorare in tutte le sezioni, anche con le carnivore, che dopotutto qui sono solo una piccola parte della collezione, a cui dedicano anche troppo tempo vista l'enorme quantità di tutto il resto. Pensate che, per ragioni ecologiche, Kew ha deciso di abolire l'uso della torba e passare al coir, la fibra sminuzzata della noce di cocco. Solo che mi hanno detto che quando hanno fatto il primo tentativo generale, tutte le carnivore usate allo scopo sono morte. Ora in tutto l'orto si usa il coir tranne che per le carnivore, per le quali si fa uno strappo alla regola e si deve per forza usare la torba. In ogni caso, comincio con le orchidee. E ora fa un mese che lavoro con le orchidee. Ho travasato e pulito centinaia di orchidee, da piccolissime a molto grandi, ne ho innaffiate altrettante e ho aiutato a vendere i doppioni al raduno degli "amici di Kew" (esattamente come Orticola, ma spiegavo e vendevo Phalaenopsis a clienti esclusivamente femmina, dagli 80 agli 85 anni, approfittando, al rinfresco, di buonissimi biscotti fatti in casa e di un perfetto tè inglese). Da ricordare il fatto che ogni singola pianta qui ha il suo cartellino metallico con nome, cognome, data di nascita e numero di codice grazie al quale la si può ritrovare, insieme ad informazioni più dettagliate, nel database dell'orto. E dico ogni singola pianta e ogni singolo vaso! Dal vasetto morente di 2 cm agli alberi tropicali della serra vittoriana. Se hanno un dubbio la pianta viene mandata subito all'erbario per essere riconosciuta e classificata, e poi torna indietro. Tutte le piante in ogni serra sono messe in fila col cartellino in avanti e in ordine di numero e codice! (quindi anche il mio travasare decine di piante al giorno capite che è più complicato del solito travasare). Tutto questo lo fanno per decine di migliaia di esemplari. Ma aprile, primo mese a Kew, non è stato caratterizzato dalle sole orchidee.

Il 3 aprile faccio la conoscenza di Kath, ragazza australiana che in ufficio tiene una foto del Cephalotus perchè abita a mezz'ora da Albany, Australia (l'unica località al mondo nei dintorni della quale cresce appunto il Cephalotus). Nei giorni seguenti vengo a sapere che è proprio lei che ora si sta occupando delle carnivore. Dovete sapere che per molti anni i Kew Gardens hanno avuto una collezione molto più grande di carnivore, che a quanto pare è andata distrutta a causa dell'uso di volgarissima acqua delle condutture. Ora Kath sta cercando di riportarla ai vecchi splendori. Infatti un giorno la vedo nella saletta dove pranziamo (posto tranquillo, in tutto il vivaio siamo 5-10 persone, a seconda del giorno della settimana) con il grande "Insect-eating Plants and how to grow them" di Adrian Slack, e le dico che quello è il libro migliore che sia mai stato scritto sul tema, insieme a "The Savage Garden". Tanto per iniziare a conversare insomma. In breve, nei giorni seguenti piano piano capisco che effettivamente Kath sta imparando tutto adesso, con molta forza di volontà, molta passione e i forti mezzi di Kew.

Il 10 aprile il grande Robert Cantley (autorità globale in fatto di Nepenthes) arriva dallo Sry Lanka per visitare il vivaio. Hanno acquistato circa 150 piantine da lui (tra cui N. northiana e N. merrilliana) e hanno bisogno di informazioni. Io lo incontro per caso mentre parlano in ufficio, lui si ricorda di quando ci siamo incontrati alla conferenza di Bonn e del mio annuncio sulla Carnivorous Plant Discussion List riguardo a una lavoro con le carnivore in Europa. Parliamo di Nepenthes e di vivai e coltivatori inglesi che presto andrà a visitare.

Il 21 aprile c'è il meeting annuale della UK Carnivorous Plant Society, alla Reading University. Ci devo andare. Pochi giorni prima scrivo un discorsino e mi metto d'accordo con Phil Wilson (resp. bollettino) per leggerlo al meeting. Al meeting c'è anche Kath, che giustamente vuole cogliere l'opportunità per approfondire le sue conoscenze. Le dico che leggerò due righe, gliele faccio leggere e insieme a Steve Cottel (resp. meeting) si decide di fare un ensemble. Così, nell'aula del dipartimento di botanica, parlo dell'AIPC, di quello che abbiamo fatto e facciamo, del mio lavoro ai Kew Gardens e dell'auspicata collaborazione tra tutte le associazioni di carnivore del mondo. Nel mio caso spiego che la collaborazione avverrà cercando di avvicinare i Kew Gardens alla UKCPS. Dopo di me, Kath spiega chi è e cosa fa, e conferma che farà di tutto per stabilire contatti tra Kew e UKCPS, in precedenza quasi nulli. Nel pomeriggio visitiamo la piccola ma più che dignitosa collezione di carnivore dell'università e infine Kath mi da uno strappo per tornare a casa. 

Nei giorni successivi lavoro anche con le carnivore. Travaso piantine di Drosophyllum appena nati, semino D. capillaris e D. burkeana, rimetto in ordine di nome e codice tutto lo scaffale delle sarracenie, travaso e pulisco quelle che vanno travasate e pulite, taglio il fiore alle dionee e propongo alcuni esperimenti. Prendo un sottovaso di 50 x 30 cm di carnivore facili ma qui morenti (P. primuliflora e P. gypsicola, D. adelae, D. capensis, D. capillaris, U. sandersonii, U. livida, U. dichotoma, U. tricolor, U. praelonga e U. reniformis, S. purpurea e S. rubra) e provo la coltivazione che a me sembra più corretta, in caso di risultato positivo si vedrà in futuro di apportare i necessari cambiamenti anche per tutte le altre.

Nel frattempo tante cose cambiano. Il 14 maggio viene Phil, il resp. della Tropical Section (fidanzato di Kath e curatore degli Amorphophallus) e mi dice che d'ora in poi, per problemi di mancanza di personale, ho la piena responsabilità di due intere serre di orchidee. Rinvasi, innaffiature e quant'altro a mia completa discrezione, se mi serve qualcosa devo solo chiedere. Se ho dubbi devo chiedere al resp. della Orchid Section. Ho tempo qualche giorno per adattarmi, ma alla fine - proprio mentre ci sto ormai prendendo la mano - mi sacrifico e chiedo di essere anche trasferito altrove seppur per un breve periodo. Infatti non mi sembra giusto, benchè onorato dall'importante carica, che debba passare tre mesi con le orchidee, visto che probabilmente non lavorerò mai più a Kew, che fare carriera lì non è mia intenzione e soprattutto che voglio avere un'esperienza più varia possibile. Così comincio finalmente a lavorare con le felci. Felci arboree, felci tropicali, felci di clima temperato e acquatiche, felci minuscole e giganti. E scarafaggi. Perchè la serra delle felci tropicali è piena di scarafaggi, che si nascondono sotto i vasi per poi uscire di notte e fare manbassa di germogli e radici. Io devo occuparmi delle innaffiature nelle due serre e del rinvaso di alcune felci tropicali. Ogni volta che tolgo il vaso vecchio dal pane di radici (parliamo di felci di un metro circa) dai cinque ai dieci scarafaggi adulti e decine di piccoli cadono sul pavimento e corrono per la serra. Qualcuno penserà: "Dalle stelle alle stalle". Ma a me va bene così, e nonostante lo schifo cerco di immedesimarmi in quello che ha scoperto per la prima volta l'Amorphophallus a Sumatra e ha scavato per estrarre il tuberone. Non ha forse anche lui combattuto contro zanzare, ragni e bestiacce peggiori?

Il 25 maggio c'è il Chelsea Flower Show. Come mancare? Riesco ad avere i biglietti gratis dalla UKCPS e in cambio li aiuto allo stand. Passo la giornata chiacchierando presso i tre stand di carnivore presenti: quello della UKCPS, quello di South West CP e quello di Hampshire CP. Cose incredibili, U. reniformis e U. longifolia var. forgetiana cariche di fiori, Sarracenia psittacina, S. flava e S. minor perfette e giganti, Darlingtonia pure, senza una macchia e grossissime, Pinguicula caudata col fiore bianco, P. cristallina e P. laueana piene di fiori, drosere tuberose e pigmee di ogni tipo. Cephalotus, Heliamphora e Nepenthes che altrove sarebbero considerate davvero belle, qua appena le noto a causa della bellezza di tutto il resto. Parliamo della loro associazione, della nostra associazione e ovviamente di carnivore in generale. E mi si aprono gli occhi. Mi rendo conto che i 25 anni della UKCPS si sentono davvero, parlando con questa gente simpatica e davvero disponibile. Sanno tutto!
Paul McKeown (resp. Banca Semi) mi dice: "Avete utricularie piene di foglie e senza fiori? E' ovvio: vanno fertilizzate. Nel vaso i microorganismi finiscono presto, e allora le devi innaffiare con un prodotto biologico che contiene nematodi. I risultati si vedono. L'U. alpina ha le punte delle foglie gialle? Troppa luce. L'U. reniformis? Un inverno l'ho lasciata per sbaglio a -5°C. Tutte le foglie sono morte ma in primavera è rispuntata meglio di prima. Un inverno appena sopra 0°C l'aiuta a fiorire. Nepenthes? Coltivo solo highland: N. lowii, N. burbidgeae, N. rajah e così via".
Matthew Soper (Hampshire CP) mi dice: "Dopo 12 anni finalmente la mia N. rajah è ormai alta sugli 80 cm e larga altrettanto. La suddivisione di Schnell delle varietà di S. flava secondo la quantità di pigmento nelle foglie è giusta, è utile. Ma è spazzatura. Questa "heavily veined" vedi bene che sembra una "burgundy". Quest'altra invece non è altro che l'ibrido che ho ottenuto tra la "all red" e la var. rugelii. Il fatto è che le piante in natura variano in continuazione anche nello stesso sito, si incrociano, assumono tutte le gradazioni di colore possibili. Sì, quella S. minor è una "Okefenokee giant". Mi chiede di fargli visita un giorno per continuare la chiacchierata.
Alistair Pearce (South West CP) mi dice: "Quella S. psittacina è gigante, lo so. Pensa che Matthew me ne aveva dato un pezzettino e ora guarda com'è diventata. A lui è morta! Ora faccio anche da rivenditore di Nepenthes per Robert Cantley. Tu come le tieni le tue? Lampade al neon? Le migliori sono quelle da ufficio. Sembra troppo semplice ma sono quelle che hanno lo spettro più ampio". Mi chiede di fargli visita un giorno per continuare la chiacchierata.
Chris Crow (Sarracenia Nurseries) mi dice: "Quella sulla tua maglietta è la S. x "Daniel Rudd"?  Ce l'avevo quel clone" (parla della pianta nel simbolo dell'AIPC). Mi chiede di fargli visita un giorno per continuare la chiacchierata.
Steve Cottell (resp. meeting) mi dice: "La UKCPS si chiama The Carnivorous Plants Society perchè è stata la prima a nascere, nel '78. Quindi voleva essere un'associazione internazionale, quello che poi è invece diventata l'ICPS".
Alan Haines (resp. internet) mi dice: "Voglio fare un webring con tutti i siti inglesi di carnivore e fare un sito ufficiale per la nostra associazione. Cosa dovrebbe spingere qualcuno ad iscriversi alla UKCPS? Bè, noi offriamo..." e il discorso si fa lungo.
Malcolm Goddard (resp. newsletter) mi dice: "Potete tradurre e pubblicare tutti gli articoli che volete dal nostro giornale, dovete avvertire sempre prima l'autore ma ti assicuro che tutti ti diranno di sì". Infatti gli altri confermano.
Phil Wilson (resp. bollettino) mi dice di quando, verso i 14 anni, ha incontrato Adrian Slack e si è fatto fare l'autografo sul suo libro. Sorpresa: Slack è vivo. Phil - che abita a Somerset anche lui - mi spiega che ha avuto un ictus che gli ha paralizzato metà del corpo. Ora dovrebbe avere poco più di cinquant'anni e purtroppo ha ancora difficoltà a muoversi ed esprimersi. Nonostante pian piano stia migliorando, la sua famiglia cerca di proteggerlo e tenerlo lontano dalla gente che potrebbe metterlo in imbarazzo e creargli ulteriori problemi. Pare abbia ancora la sua collezione, e intorno alla sua vita rimane tutt'ora un'aura di mistero. Dopo 20 anni si vede che questa gente è degna erede di Adrian. Alla fine, verso le 9:30 di sera, dopo altre tre ore di chiacchiere, li aiuto a smontare tutto e a caricare il camion. Non li ho potuti aiutare molto durante lo show nella vendita di semi e opuscoli (in cinque giorni hanno fatto quasi un paio di milioni!) a causa del mio inglese non abbastanza disinvolto. Ma almeno le mie braccia sono tornate utili.

In quegli stessi giorni Phil, Paul e altri della UKCPS cominciano a fare avanti e indietro da Kew per aiutare Kath con l'identificazione e la coltivazione delle piante, portando anche in regalo quelle che a loro avanzano. Avanzi del tipo P. laueana e Roridula dentata. Il 2 giugno ho il piacere di esserci anch'io durante una di queste visite. Osservo in rispettoso silenzio - interrompendo solo per qualche domanda - mentre i due scartano decine di vasi di drosere dai bancali del vivaio perchè hanno i cartellini sbagliati. Quelle che per me erano tutte D. spatulata vengono passate al setaccio con abilità e velocità impressionanti. "Questa non è una D. venusta, questa non è una D. "Lake Badgerup", questa è una D. spatulata "Kansai Type", questa è una D. paleacea...". Spiegano l'enorme variabilità in natura della D. spatulata e dei cloni in circolazione. Diamo anche un occhio ai miei esperimenti. Fondamentalmente ho solo spostato alcune piante dalla serra temperata per sarracenie alla serra tropicale per Nepenthes. Utricularia dichotoma, U. livida, U. sandersonii, U. reniformis e U. praelonga sono migliorate notevolmente, D. adelae, D. capillaris e D. capensis pure, la P. primuliflora non ha gradito la troppa luce e l'ho spostata più all'ombra, P. gypsicola e P. esseriana non sono cambiate di una virgola e le ho rimesse a posto, l'U. tricolor non so perchè non sembra felicissima, le due sarracenie si sono svegliate in anticipo rispetto a quelle nella serra temperata ma ormai il sole e il caldo sono arrivati dappertutto e quindi non c'è piu molta differenza di crescita. Comunque i miei piccoli successi sono oscurati dalle spiegazioni e istruzioni date dai due geniacci. Ascolto ancora le opinioni sulle varietà di S. flava (diverse da quelle di Matthew). Mi si dice che le S. rubra ssp. jonesii e ssp. alabamensis possono effettivamente essere ancora chiamate - secondo una diversa scuola di pensiero - S. alabamensis e S. jonesii. Ci incuriosiamo tutti e tre di fronte alla N. macfarlanei, che effettivamente sembra solo un ibrido di N. macfarlanei (suggerisco N. macfarlanei x gracillima). Ho ben poche possibilità di farmi bello: riconosco una U. prehensilis col cartellino "U. lateriflora", ricordo a Phil che l'altro clone giapponese di D. spatulata si chiama "Kanto", riconosco una S. flava var. cuprea che a Phil sembrava var. ornata perchè non aveva visto bene l'opercolo un po' sbiadito. Infine, dopo che si era parlato di P. ehlersiae e di come dagli olandesi venga spesso venduta come P. cyclosecta, mostro tutto fiero l'articolo di Gabriele Basso proprio su questo argomento. Guardando il bollettino molto interessati - soprattutto dalle illustrazioni e dal poco che riescono a capire dell'articolo "Historia Carnivorarum" di Alfonso e Rita - mi consigliano di assicurarmi che i semi di ibridi di Sarracenia venduti nella Banca Semi siano effettivamente semi ottenuti dalle piante incrociate e non dal fiore dell'ibrido, che è sterile. Passo la palla al nostro resp. Banca Semi, Sergio Cecchi. Davanti a tè e biscotti raccontano di com'era la collezione di Kew una volta, di visite a siti dove sarracenie e P. primuliflora vivono letteralmente galleggiando sull'acqua, di Heliamphora tatei coltivate come epifite su corteccia e di alcuni fortunati che hanno laghetti col pH giusto e coltivano piante di Aldrovanda grosse come corde. La prossima volta porteranno D. arcturi e D. stenopetala come piccolo omaggio. 

Il 14 giugno ho l'onore di incontrare il grande Martin Cheek all'erbario di Kew. Per chi non lo conosce, si tratta dell'egregio professore che tanto ha fatto per lo studio della tassonomia delle Nepenthes. Basti dire che, se prestate attenzione quando leggete i nomi N. argentii, N. aristolochioides, N. danseri, N. diatas, N. lamii e N. macrophylla, appena dopo quello della specie vedrete i nomi Jebb & Cheek. Martin lavora all'erbario e al momento gli hanno affibbiato un lungo lavoro sulla flora del Sud Africa. Ma mi confessa che quello è solo il lavoro, e appena può scappa di nuovo dalle Nepenthes. Con me ha avuto un'occasione per farlo. Mi ha concesso un'ora del suo tempo (per entrare all'erbario è obbligatorio fissare un appuntamento in segreteria per incontrarsi con qualcuno dello staff, io ovviamente ho chiesto di lui) deliziandomi coi suoi discorsi. Io gli ho chiesto la differenza tra N. burkei e N. ventricosa, e lui dopo avermi risposto ha continuato a ruota libera sulle differenze tra N. stenophylla e N. faizaliana, N. thorelii e N. smilesii (sempre mostrandomi le schede con gli esemplari essiccati), e sull'habitat delle fin troppo esigenti N. northiana e N. merrilliana, ascoltando con interesse le mie esperienze dirette di coltivazione di queste ultime due. Infine mi ha fatto dare uno sguardo al materiale che Peter Taylor, autore della monografia sulle utricularie edita dai Kew Gardens, ha usato per scrivere il suo libro (un lavoro durato 35 anni!), alcuni stoloni di Utricularia sotto spirito e addirittura il suo microscopio! Ci siamo salutati parlando del secondo libro di Charles Clarke sulle Nepenthes, che sembra debba uscire a settembre, perchè Charles sta aspettando di apportare alcune modifiche con l'uscita del prossimo "Flora Malesiana", contenente le ultime revisioni tassonomiche sul genere. Anche Martin è una persona gentilissima, parla con un tono basso, lento, sussurrante, che quasi ti ipnotizza, ma ha negli occhi quel luccichìo di chi ha ancora, verso la propria passione, la curiosità e l'entusiasmo di un bambino.

Il 22 e 23 giugno sono giornate indimenticabili, non solo per le piante carnivore. Il primo giorno prendo l'autobus da Londra e dopo tre ore e mezza di viaggio arrivo a Culmstock, nel Devon, verso le sette di sera. Sono qui per visitare Alistair e il suo vivaio South West CP. Il giorno dopo c'è l'open day da Phil Wilson, che è a mezz'ora da Culmstock, quindi non valeva la pena di fare due viaggi. Alistair mi ha proposto di andare da lui, dormire lì e il giorno dopo mi porterà da Phil, da cui comunque deve andare anche lui. Al è una persona squisita, io ho portato in regalo un moscato italiano, lui e la moglie mi offrono la cena in un pub. Prima che faccia buio riesco a vedere tutte le sue serre. Passiamo la serata a parlare di carnivore, gli faccio vedere le foto delle mie, stiamo un po' su internet e dormo sul divano. Addormentandomi assaporo tutta la bellezza del Viaggio, rendendomi conto, con la luce della luna che passa attraverso le tende e qualche cane che abbaia in lontananza, che sto dormendo su un divano a Culmstock, nel sud-ovest dell'Inghilterra. La mattina dopo c'è una colazione veloce e si va da Phil, a Somerset, che è anche la località dove tutt'ora vive Adrian Slack. Purtroppo da Phil, a cui porto un'altra bottoglia di spumantino, non vedo granchè, ci sono molte specie e forme rare di Drosera, Sarracenia e forse altro, ma quasi non me ne accorgo tanto il disordine regna sovrano, insieme a erbacce, vecchie strutture di legno, ortiche, vasi pieni solo di terra, piante morte etc. Ho visto solo una U. humboldtii in piena salute e molte sarracenie belle e probabilmente cloni preziosi, ma assolutamente trascurate. Ho incontrato di nuovo Mike King e altri che erano a Chelsea, li ho aiutati a imbustare i bollettini e mi sembra anche di aver capito che ci sia l'intenzione di organizzare una prossima Conferenza Internazionale sulle carnivore a Kew. Paul McKeown mi da un passaggio al ritorno, e passiamo così anche davanti a Stonehenge. In un paio d'ore di macchina Paul mi racconta di nuovo tutte le sue esperienze con utricularie e Nepenthes highland, probabilmente il momento più istruttivo di tutto il viaggio.

E' il giorno 7 di luglio che le mie ormai stanche membra si possono riposare (il 29 del mese precedente ho finito ai Kew Gardens, e ora ho qualche momento di respiro in più) recandosi insieme ad Alan Haines all'open day di Mike King, vicino a Birmingham, ad ammirare la più bella collezione di Sarracenia che abbia mai visto in foto o dal vivo. Per essere una collezione così vasta c'è un ordine perfetto, tutte le piante hanno un cartellino che indica il nome o il codice per riconoscerle, i vetri della serra sono lindi e cristallini, il pavimento in cemento è intonso, non vengono usati nè ventilatori nè ombreggiatura in nessun momento dell'anno. Ci sono solo le finestre del tetto che si aprono quando la temperatura si alza troppo. Sarracenie di tutte le specie e varietà, quasi tutte col nome della località di provenienza, tutte pulite dalle foglie secche e dai fiori, tutte al massimo della salute grazie a tanto sole, tanta acqua e tanta aria pura. Mike è gentilissimo e corre da una persona all'altra per rispondere a domande e mostrare orgoglioso, a questo o quell'altro, questa o quell'altra pianta. Il cibo è ottimo e abbondante. Dopo avermi fatto vedere tutta la casa, tutto l'impianto per la raccolta dell'acqua piovana e la sua scorta di torba e perlite, mi dice che queste piante sono la sua vita. Anche se è sposato! In effetti ho incontrato Mike durante tutti gli altri incontri, ed era sempre intento a mostrare a qualcuno le foto delle sue meravigliose piante. Chi puo dargli torto?

Il 14 luglio vado a Southampton (un'ora da Londra, verso sud) da Matthew Soper, proprietario di Hampshire CP, che ha vinto la medaglia d'oro a Chelsea. Riceve da me un'altra bottiglia di frizzantino dolce di Reggio Emilia. Questo è l'unico posto dove ho comprato qualcosa: N. truncata, sfagno neozelandese, corteccia fine, il terzo libro di Allen Lowrie e un libro sulle Nepenthes che non avevo. E' bellissimo fare shopping non più da un catalogo ma scegliendo le cose sul posto, cosa che sarebbe indispensabile se si parla di Nepenthes. Ha una collezione vastissima, centinaia di sarracenie con ibridi e cloni di tutti i tipi, poche drosere, ma quello che più mi attira sono le Nepenthes e le utricularie. Mentre la musica viaggia nell'aria, Matt, con la sigaretta in bocca, mi mostra fiero - e ha i suoi motivi - la sua N. rajah di quasi 13 anni. Pianta sana e robusta, con una trappolona bella aperta e una in via di sviluppo. Ma non so quanti altri commenti si possano fare su una N. rajah di 13 anni. Poi vedo una bella N. macrophylla, N. veitchii highland e lowland form, N. inermis, N. hirsuta, N. lowii, un gran bell'ibrido tra N. veitchii e N. maxima e tante altre che presto vedrete anche voi su pellicola. Poi Heliamphora ionasi (piccola e lentissima), H. tatei (più piccola comunque di quella di Andrea) e un'altra un po' strana. Gli chiedo se è la nuova H. hispida scoperta di recente. Lui sorpreso mi chiede se me ne intendo e se posso dargli qualche sicurezza in più, visto che proprio l'anno prima quella pianta gli era stata regalata come una nuova specie non ancora identificata. Io penso sia H. hispida, ma gli dico che per questo genere di sicurezze Wistuba è l'unica fonte. Vedo darlingtonie notevoli, di cui una in particolare con molte più finestrelle ma più fitte e piccole del solito. Cephalotus stressati, come le star, da tutti gli show a cui hanno partecipato. Una S. flava var. rubricorpora gigante e molte altre cose. Mi mostra foto di Nepenthes in natura (lui è stato sul posto più volte perche sua moglie è thailandese) e ovviamente davanti al solito tè sbricioliamo tre ore sull'argomento come fossero pochi minuti. Nota di particolare interesse: pare che se da un lato Borneo e Malesia ormai sono stati girati in lungo e in largo dai grandi personaggi che tutti conosciamo (Wistuba, Nertz, Schmidt, Hollinger, Clarke, Cantley, etc.) e quasi tutto è stato scoperto, dall'altro Cambogia, Thailandia, Vietnam e territori circostanti sono pieni zeppi di specie nuove e territori inesplorati. Ma purtroppo anche di mine.

Non faccio quasi in tempo a riposarmi che il giorno dopo, 15 luglio, faccio la mia ultima visita carnivora. Si tratta di Paul McKeown, già plurimenzionato in quest'articolo, che vive a nord di Londra. E a cui non piace il vino. Vabè, riceve comunque quattro lattine di Stella Artois che sembra gradire molto. Le sarracenie, di cui ha una discreta collezione, sono un po' rovinate a causa di cocciniglie farinose che hanno attaccato le radici in massa dopo Chelsea. Quello show è bellissimo, ma a quanto pare tutti gli esibitori lamentano piante morte o rovinate in massa al ritorno in serra. Da Paul ci sono pezzi del calibro di U. quelchii, U. endresii e U. nelumbifolia, Genlisea violacea e G. hispidula in fiore. Ma la roba forte, oltre a una bellissima, pulitissima, alta e larga Darlingtonia di 10 anni, è la sua collezione di Nepenthes highland. Una N. veitchii da far paura, tre o quattro N. rajah (anche se più piccole di quelle di Matthew), N. macrophylla, N. aristolochioides, N. sanguinea, N. maxima, N. fusca, N. carunculata var. robusta, N. spectabilis, N. mikei, N. glabrata e N. sibuyanensis sono le più grandi - con ascidi dai 10 ai 30 cm - ma anche tante altre giusto un po' più piccole. Il problema con Paul è che ha un inglese che non capisco molto bene. Però mi ripete più volte che le highland sono più facili, relativamente, di quanto si pensi. E sono d'accordo, sempre relativamente. Il problema non sta nè nell'umidità, nè nella luce, nè nel composto o nella sua capacità di retenzione idrica. Il problema è che quasi tutte queste piante arrivano dalla micropropagazione con radici quasi inesistenti e quindi fragilissime. Una volta che superano i primi anni, se li superano (magari con ormoni radicali o tanta tanta fortuna), partono in quarta. Ma putroppo l'altra cosa fondamentale su cui non transigono è il caldo. Proprio non lo sopportano. Se alcune specie intermedie non badano alla temperatura (N. alata, N. maxima, N. ventricosa, N. khasiana, etc.) tutte le altre resteranno sempre ferme, lente, giallognole e così via. Questo perchè, oltre ad essere piante piccole, hanno pure troppo caldo. E infatti da Paul è la prima volta che vedo finalmente una ventina di piantine di highland diverse, di 5-10 cm, le cui ultime foglie (di TUTTE) sono sempre più grandi, sane, e stanno per produrre ascidi. Però Paul ha anche un umidificatore che produce nebbia mista ad aria fredda (costo 1.200.000 lire) che parte ogni 20 minuti. Così anche in estate le massime in serra non vanno mai oltre i 30°C, e le minime restano sui 12°C. Ricordate che a Londra anche in piena estate è raro che si arrivi a 30°C per più di una settimana. Gente fortunata, da questo punto di vista.

Bene, è tutto. Tra dieci giorni torno a Milano. Sette mesi vissuti pericolosamente. Tutti, o quasi, in questo diario che ho costantemente, anche se a volte controvoglia, tenuto aggiornato. Per chi si chiede come ho fatto a sopravvivere: appena arrivato sono rimasto disoccupato per due mesi (con sette milioni di spesa). Poi ho lavorato un mese come giardiniere per un'agenzia. Poi ho iniziato a Kew. Il primo mese a Kew (dove comunque non ero pagato) non ho fatto una lira. Poi, durante maggio, giugno e quasi tutto luglio, ho lavorato tre ore al giorno nei lavorativi e otto ore nei weekend come giardiniere per privati. Ora torno in patria con esattamente gli stessi soldi che avevo quando sono partito (23 milioni, tutti i miei risparmi). Forse ci vediamo al meeting. Se non sono già in Australia.




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